I bambini all’uscita da scuola

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(Image by iovivoaroma.org)

[…] Gli altri genitori arriano di schianto, tutti insieme, come se si fosse aperto un recinto che li contenesse: chi in motorino, chi in macchina, chi a piedi parlando al telefonino, ciascuno creando un problema che il vigile urbano non riesce a risolvere.

 

 

[…] C’è chi vuole fermarsi con la macchina in seconda fila proprio davanti al portone, chi si mette a chiacchierare in mezzo alla strada intralciando il traffico, e lui ha il suo bel daffare per cercare di mantenereun minimo d’ordine. Ma non ce la fa, è assalito da tutte le parti, e alle quattro e venticinque c’è il solito bordello di sempre, quello che ricordavo anch’ìo, le volte in cui venivo a prendere claudia. Il caos. Però un caos gioioso, privo di drammaticità, perché i bambini, anche se non sono ancora usciti, hanno già cominciato a spargere qua fuori la sostanze che permette loro di sopravvivere tra gli adulti, quella specie di antistaminico naturale che rilassa un po’ i genitori e li fa regredire, e li rende non solo compatibili ma talvolta addirittura complici del caos del quale loro, i bambini, si sentono parte: il caos delle loro camerette prima dell’ordine di rimetterle a posto, il caos degli zaini al ritorno da scuola, degli astucci, dei cassetti, dei quaderni; il caos semplice e fondamentalmente calmo nel quale vivrebbero tutto il tempo, se gli fosse permesso, senza comprendere in fondo la maggior parte delle cose che accadono ma, proprio per questo, con la capacità di viverle molto intensamente. È esattamente questo, adesso lo capisco, ciò che succede verso quest’ora fuori dalle scuole elementari di tutto l’occidente: i genitori mollano per un breve lasso di tempo la civiltà alla quale sono inchiodati tutto il giorno e si comportano come i figlio, caoticamente, […]

(Sandrio Veronesi, Caos calmo)

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La solitudine

La solitudine non è rimanere con se stessi, ma restare al di fuori degli altri.

“La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, è soltanto possibile con un estraneo attorno: luogo o persona che sia, che del tutto vi ignorino, che del tutto voi ignoriate, cosí che la vostra volontà e il vostro sentimento restino sospesi e smarriti in un’incertezza angosciosa e, cessando ogni affermazione di voi, cessi l’intimità stessa della vostra coscienza. La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi.”

(Luigi Pirandello: Uno, nessuno, e centomila.)

Langhe, tartufi, nutella, vino e Fenoglio

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Serralunga d'Alba LangheNei giorni scorsi ho letto un piacevole articolo, pubblicato su Pagina99 e scritto da Marco Giacosa, intitolato “le Langhe della malora che distillano oro“. Una narrazione, composta da brevi paragrafi, di un viaggio fatto dall’autore nelle Langhe, sua zona d’origine; un “viaggio” anche nella memoria, dalla quale emergono ricordi, pensieri e constatazioni. Una di queste, relativa alla notorietà di Alba, città fulcro attorno alla quale ruota il territorio, mi ha colpito in modo particolare. Desidero riportare questo passaggio, riprendendo così a scrivere e pubblicare sul blog, dopo un lungo tempo di latitanza.

PS. L’articolo, è stato pubblicato sull’edizione di pagina99 datata venerdì 12 agosto 2016.

[…] Prima, ad Alba i turisti venivano soltanto per la fiera del tartufo, che fu inventata nel 1929 e aveva nome Fiera campionaria a premi dei rinomati tartufi delle Langhe. Quando andavamo in gita e incontravamo ragazzi di altre città, d’Italia chiedevamo loro se conoscessero Alba e la maggior parte non la conosceva. La stessa cosa capitava al mare in Liguria, quando parlavamo con ragazzi di Milano. Elencando poi i motivi per cui Alba sarebbe dovuta essere conosciuta dicevamo il Tartufo, la Nutella, il vino, al liceo ci spingevamo a dire Fenoglio. E Alba era conosciuta soltanto per il Tartufo.

Oggi a questa domanda tutti direbbero sì. Alba la conosco; magari non saprebbero posizionarla sulla cartina, se a sud o a nord del Piemonte, ma sicuramente saprebbero di lei. E oggi Alba è conosciuta per il tartufo, sunz’altro per i vini, molto probabilmente per la Nutella, oggi forse anche per Fenoglio. […]

(estratto da le Langhe della malora che distillano oro, Marco Giacosa, Pagina99, 12 agosto 2016)

Flamenco

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Fabian_Perez_DancerInRed“Essere flamenco è avere un’altra carne, un’altra anima, altre passioni, un’altra pelle, altri istinti, desideri; è avere un’altra visione del mondo, con il senso grande; il destino nella coscienza, la musica nei nervi, fierezza indipendente, allegria con lacrime; è il dolore, la vita e l’amore che incupiscono. Essere flamenchi significa odiare la routine e il metodo che castra; immergersi nel canto, nel vino e nei baci; trasformare la vita in un’arte sottile, capricciosa e libera, senza accettare le catene della mediocrità; giocarsi tutto in una scommessa, assaporarsi, darsi, sentirsi, vivere!”

(cit. dal blog Pensieri e Arte, https://pensieriarte.wordpress.com/2010/02/19/il-flamenco/)

(Fabian Perez, Dancer in Red)