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[…] “bisogna ammettere che l’America di allora non era affatto un Paese pacificato: il sogno di Martin Luther King – il famoso «I have a dream» – era stato stroncato con un colpo di fucile il 3 aprile 1968. Il mondo dei bianchi e quello dei neri erano ancora drammaticamente divisi e i pregiudizi duri da combattere.In questo clima, per me e Peter Goffe, giamaicano ribelle, ritrovarci insieme a condividere un appartamento fu una coincidenza, ma credo che in quella scelta così imprevedibile ci fosse una specie di simbologia, quasi un segno del destino. E magari non fu solo per un caso che un nero giamaicano e un sordo italiano finirono per vivere nello stesso luogo, quasi fossimo testimonial delle nostre diversità. Fui io a fargli la proposta: «Che ne diresti di prendere una casa insieme? Potremmo dividere i costi».

Peter mi rispose in modo sorprendente, con una domanda: «Perché fra tanti hai scelto proprio me?».

Lo guardai e gli dissi con un po’ di sfacciataggine quel che pensavo: «Io sono sordo e tu sei nero: abbiamo entrambi un problema con la società»”

(Roberto Wirth, Il silenzio è stato il mio primo compagno di giochi)

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