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(Image by iovivoaroma.org)

[…] Gli altri genitori arriano di schianto, tutti insieme, come se si fosse aperto un recinto che li contenesse: chi in motorino, chi in macchina, chi a piedi parlando al telefonino, ciascuno creando un problema che il vigile urbano non riesce a risolvere.

 

 

[…] C’è chi vuole fermarsi con la macchina in seconda fila proprio davanti al portone, chi si mette a chiacchierare in mezzo alla strada intralciando il traffico, e lui ha il suo bel daffare per cercare di mantenereun minimo d’ordine. Ma non ce la fa, è assalito da tutte le parti, e alle quattro e venticinque c’è il solito bordello di sempre, quello che ricordavo anch’ìo, le volte in cui venivo a prendere claudia. Il caos. Però un caos gioioso, privo di drammaticità, perché i bambini, anche se non sono ancora usciti, hanno già cominciato a spargere qua fuori la sostanze che permette loro di sopravvivere tra gli adulti, quella specie di antistaminico naturale che rilassa un po’ i genitori e li fa regredire, e li rende non solo compatibili ma talvolta addirittura complici del caos del quale loro, i bambini, si sentono parte: il caos delle loro camerette prima dell’ordine di rimetterle a posto, il caos degli zaini al ritorno da scuola, degli astucci, dei cassetti, dei quaderni; il caos semplice e fondamentalmente calmo nel quale vivrebbero tutto il tempo, se gli fosse permesso, senza comprendere in fondo la maggior parte delle cose che accadono ma, proprio per questo, con la capacità di viverle molto intensamente. È esattamente questo, adesso lo capisco, ciò che succede verso quest’ora fuori dalle scuole elementari di tutto l’occidente: i genitori mollano per un breve lasso di tempo la civiltà alla quale sono inchiodati tutto il giorno e si comportano come i figlio, caoticamente, […]

(Sandrio Veronesi, Caos calmo)

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