Ultimo sguardo

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VettrianoArredamento: coperto. Vestiti: chiusi nei loro armadi. Luce e gas: chiusi. Piante: alcune passate alla vecchia signora che abitava sullo stesso piano, altre, oramai malandate, gettate. Appartamento: chiuso.

Quello che serviva, il minimo indispensabile, era con lei. Le scale scese a passo veloce e deciso. Attraversato il portone bastavano pochi metri per raggiungere la fermata del tram.

Arrivato. Come altre volte nei vent’anni che aveva vissuto in quella casa. Mentre saliva nessun sospiro, nessuna lacrima. Solo un ultimo, triste sguardo. Addio.

(quadro Jack Vettriano)

Casa mia

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L’estate trascorse felice. Una volta che erano usciti fuori dalla città a passeggiare lungo il Danubio, guardando la ragazza vestita di bianco, con i capelli sciolti, che faceva rimbalzare dei sassi piatti sullo specchio dell’acqua, d’un invaso da un sentimento buono e caldo e pensò che nome potesse avere tale sentimento, ma non seppe immaginare altro che “casa mia”.

(Ferenc Körmendi, Un’avventura a Budapest)

Rosso

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RossoRosso. Profondamente rosso.

Come la passione che bruciava i loro corpi da tempo. Come il sangue che rimaneva sotto le unghie, dopo una notte intera passata a graffiarsi l’anima.

E poi, al mattino, risvegliarsi fra pensieri nebbiosi, scoprire di essere soli e rassegnarsi a un mondo fatto d’immaginazione, fra quattro mura, un materasso, una finestra e un rossetto.

Rosso. Profondamente rosso.

(painting by Jack Vettriano)